Il gruppo di ricerca
Siamo singoli studiosi prestati alle scienze forensi.
La nostra attività principale è la ricerca scientifica che applichiamo nei lavori peritali garantendone la validità.
Felice Nunziata – fisico
https://www.researchgate.net/profile/Felice-Nunziata/research
Cataldo Raffino – medico legale
https://www.researchgate.net/profile/Cataldo-Raffino/research
Germano Rastelli – ingegnere
Giancarlo Palumbo – chimico
https://www.researchgate.net/profile/Giancarlo-Palumbo-3/research
Gabriele Rotter – J.D.
https://www.researchgate.net/profile/Gabriele-Rotter/research
Erminia Izzo – grafologa
Ciro Cucciniello – geologo
https://www.scopus.com/authid/detail.uri?authorId=24477153500
Proveniamo da diversi ambiti scientifici e mettiamo le nostre competenze al servizio delle scienze forensi. Operiamo in ambito accademico e specialistico, con qualificazioni di livello universitario nei settori della balistica, della medicina legale, della caratterizzazione dei materiali e degli esplosivi, nonché delle indagini informatiche. Ci avvaliamo delle più avanzate tecniche e strumentazioni di laboratorio, integrate da strumenti di elaborazione informatica e statistica, sistemi di visualizzazione tridimensionale e dall’addestramento di algoritmi di intelligenza artificiale.
La centralità del metodo scientifico
Il metodo scientifico, nutrendosi del dubbio, è valido perché si fonda su osservazione sistematica, formulazione di ipotesi verificabili, sperimentazione controllata e riproducibilità dei risultati. La sua forza principale è l’autocorrezione: le conclusioni restano sempre aperte a revisione alla luce di nuove evidenze.
Nell’ambito delle scienze forensi, il metodo scientifico garantisce robustezza quando le tecniche utilizzate sono standardizzate, validate empiricamente e accompagnate da stime di incertezza ed errore.
Tuttavia, la robustezza può diminuire quando entrano in gioco valutazioni soggettive o metodi non sufficientemente validati. Per questo, l’applicazione rigorosa del metodo scientifico è essenziale per assicurare affidabilità, trasparenza e valore probatorio delle evidenze forensi.
Operando all’intersezione tra scienza, diritto e tecnologia, le scienze forensi devono adattare il metodo scientifico a un contesto applicativo in cui le evidenze non servono solo a produrre conoscenza, ma a supportare decisioni giuridiche. Questo richiede un equilibrio tra rigore sperimentale e vincoli pratici, come tempi, risorse e condizioni non ripetibili del caso concreto.
In tale contesto, la validità del metodo scientifico si esprime attraverso tracciabilità delle procedure, documentazione completa, catena di custodia e criteri di ammissibilità della prova. La robustezza dipende dalla capacità di integrare strumenti tecnologici avanzati con protocolli verificabili e da una comunicazione chiara dei limiti epistemici dei risultati, evitando sovrainterpretazioni.
Inoltre, proprio perché operano in un ambito ad alto impatto sociale, le scienze forensi richiedono una costante valutazione critica dei metodi, formazione continua degli operatori e allineamento agli standard internazionali, affinché il metodo scientifico rimanga un fondamento affidabile e credibile del processo di accertamento giudiziario.
Sulla crescente importanza della prova scientifica nel processo penale
(Estratto della Sentenza della I Corte d’Assise d’Appello di Roma, giudice estensore Dott. De Cataldo, su quello che assurse alla cronaca nazionale come “Il delitto di Via Poma”)
“La vicenda che ci occupa fornisce l’ennesima dimostrazione della sempre crescente rilevanza che viene assumendo, nel processo penale, la prova scientifica. Se ne comprende bene la ragione: la Scienza progredisce a vista d’occhio, il sapere giuridico, destinato a essere incanalato nella motivazione, non può non tenerne conto. Si tratta di un processo dinamico e inarrestabile, al quale la Suprema Corte ha di recente tributato esplicito riconoscimento, affermando la possibilità di procedere a revisione della cosa giudicata sulla base di fatti già esistenti, ma rivalutabili alla luce di nuove conoscenze tecnico-scientifiche dalle quali possano discendere valutazioni di carattere tecnico tali da consentire una rilettura e reinterpretazione di quegli stessi fatti. La portata innovatrice di una simile pronuncia è innegabile: il concetto di nuove prove si evolve sino a ricomprendere l’amplissima fattispecie delle “prove già esistenti” ma rivalutabili in relazione al progresso scientifico. Ancorché la pronuncia della Cassazione faccia riferimento ad ipotesi di revisione, tuttavia, il segnale culturale lanciato dalla Suprema Corte è innegabilmente rivolto a tutti gli interpreti, in qualunque sede si trovino ad operare. Ed è un segnale che da un lato riconosce l’importanza della prova scientifica nel processo, dall’altro (come vedremo), va letto unitamente ad altre massime che cercano di individuare alcuni principi di riferimento perché di questa prova, dotata di grandissima efficacia, eppure non scevra di rischi potenziali, il Giudice faccia il miglior governo possibile.”
(cfr. https://www.earmi.it/varie/Sentenza%20via%20Poma.pdf)
Infine, riportiamo alcune considerazioni del compianto Prof. Carlo Torre
“Quando la prova scientifica contrasta con il buon senso è la prima, non il secondo, da liquidare senza esitazione”
“Le aule di giustizia sono luogo (non il solo, purtroppo) dove con sempre maggiore frequenza si assiste alla nefasta voga di sostituire il cervello con il calcolatore. Dimenticando che milioni di anni di prove, di successi e di fallimenti, hanno trasformato un agglomerato di pochi neuroni in un formidabile strumento di percezione, di elaborazione, di sintesi, di comprensione dei fenomeni in cui ci imbattiamo e che dobbiamo valutare”
“Una buona prova scientifica deve essere semplice e comprensibile. Lo spirito del tempo vuole che la prova scientifica sia ad alta tecnologia ed esprimibile matematicamente. Nulla di più sbagliato. Spesso la semplice osservazione di un fenomeno dà informazioni più corrette della più sofisticata indagine tecnica”